AMARE SE STESSI: la storia di Giulia

IL più grande mistero e quesito dei giorni nostri è: come amare se stessi? In una società dove domina l’indifferenza, la superficialità e l’egoismo è sempre più complicato trovare persone vere che ci capiscano e ci accettino per quello che realmente siamo, senza filtri e senza indossare pesanti maschere; senza dover fingere, per sentirci amati e compresi.

Quanto sarebbe bello indossare se stessi, amare se stessi, senza paura di essere relegati ai margini della società?! Senza timore di essere discriminati e incompresi?! Come sarebbe il mondo, senza pregiudizi e stereotipi?! Che dire! Il mondo assumerebbe una sfumatura diversa, si colorerebbe di solidarietà e amore, VERO AMORE. Lo spettacolo sarebbe semplicemente meraviglioso!


Ma come AMARE davvero se stessi? Sembra semplice, ma non lo è. Come riuscire ad amarci in una società che vuole foggiarci a sua immagine e somiglianza?! In cui l’originalità non esiste più, dove veniamo continuamente sottoposti a canoni di bellezza e stile di vita irraggiungibili?…..Mettiti comodo; prenditi una pausa; metti in sten by le tue preoccupazioni e pensieri, sorseggia una buona tisana e preparati ad affrontare il viaggio nella vita di Giulia; una ragazza che, come te, come tutti noi, è alla spasmodica ricerca di se stessa, della sua vera identità! Riuscirà nell’impresa? Buona lettura… E Mi raccomando, cerca di non addormentarti 😉

L’INUTILE GUIDA

PRIMO GIORNO NELLA CLINICA DATA: 11/07/2013 ORA LOCALE: 12:35

Mi sento STUPIDA a dover scrivere un’agenda, o meglio, una guida, per annotare tutti i miei progressi. Ma davvero esistono persone che credono a queste cavolate! Concedimi il termine poco idoneo ed educato, ma davvero devo annotare, su questo stupido foglio, tutti i miei progressi, Le mie idee, le miei emozioni e sentimenti!?

Lo psicoterapeuta, che la clinica ha messo a mia disposizione, mi ha consigliato di scrivere sull’agenda, i miei stati d’animo, le mie ambizioni e le mie paure, per ritrovare e amare me stessa, per riabbracciarmi e guarire! Ma dico, a te lettore, sembra una cosa plausibile? Ma che è sta cafonata! Perdona il mio linguaggio poco incline all’etichetta. Come al solito mi dilungo sempre.

Il mio nome è Giulia de Angelis. Come hai ben potuto intendere dall’espressione precedentemente utilizzata, Sono nata a Roma, ho 24 anni e sono anoressica da ormai 2 anni. Ho deciso di recarmi e di ricoverarmi nella clinica: CASA DI CURA VALLEVERDE (RM) grazie al sostegno e al consiglio della mia migliore amica, ANNA.

Il nostro legalmente è simbiotico, lei è la mia prima sostenitrice, la mia complice, la mia socia. Ci siamo conosciute E RICONOSCIUTE SUBITO, durante i turbolenti anni delle medie, i nostri occhi portavano ed esprimevano le stesse cicatrici e la stessa sensazione di vuoto E BISOGNO D’AMORE. Io e lei parliamo LA Stessa lingua e ci capiamo immediatamente, basta uno sguardo. Eravamo e siamo, noi due, insieme, contro il mondo. Lei è la mia forza, il mio coraggio. Non ci siamo mai divise in tutti questi anni, senza di lei, morirei.

Prima che scoppi a piangere. Basta rivangare il passato e catapultiamoci nel presente. E’ davvero molto bella e accogliente la clinica, le pareti sono tutte bianche, quasi asettiche e c’è sempre un buon profumo di rose fresche. Non ci sono molti ragazzi della mia età. La camera la condivido con una signora affetta da depressione post partum, pochi giorni fa, ha tentato il suicidio. Lei è simpatica e gentile con me, anche se non ti nego che mi crea un po’ di inquietudine. A volte, la sorprendo a fissare il vuoto per ore, senza apparente motivo! Si chiama Laura, è una signora di 37 anni, assomiglia alla mia mamma, capelli ricci biondi ed occhi spenti, sembra che sia disconnessa dalla realtà, proprio come mia madre.

Quando ho solcato la soglia della clinica, mi ha colpita una scritta dipinta sulla parete dell’ingresso principale: Amare se stessi è l’inizio di un idillio che dura tutta la vita.“ Oscar Wilde.

Chissà! Avrà RAGIONE?! Lo scopriremo. Devo dire che ora è diventato il mio Motto, il mio stile di vita. Sono stanca di questa sensazione di vuoto e insoddisfazione perenne, non riesco più a guardarmi allo specchio, anzi, sono anni che evito il mio riflesso per timore di stare peggio, ho paura di affrontare la realtà, così preferisco evitarla.

Non mi piaccio, non mi sono mai piaciuta, sono brutta e stupida, non ho mai combinato nulla di buono nella mia vuota esistenza. Sono un’estetista, mi piace il mio lavoro, ma non era quello che desideravo fare. Il mio più grande sogno era diventare un calciatore, non credo esista il termine calciatrice. Ma ho dovuto reprimere questa mia passione per il giudizio cattivo dei miei genitori e degli altri, che mi reputavano un maschiaccio! Mi dicevano che ero una stupida e non ero una vera donna. Effettivamente, pensandoci, chi è una vera donna?! Soprattutto, chi lo decide?!

Fin da piccola creavo piccole palline di carta e mi dilettavo a fare palleggi e autogol, usavo l’entrata della mia camera come porta di calcio e l’interno della mia stanza diventava il campo. Mio padre però, me lo ha impedito. Distruggeva tutte le palline di carta che creavo. Una volta, mi dette uno schiaffo, facendomi cadere a terra e sbattere il viso sul pavimento, dicendomi che dovevo imparare a cucinare, come le vere donne fanno e non perdere tempo a imparare stupidi giochi da maschi.

Avevo solo 6 anni e mi ritrovai a terra con il viso gonfio e il cuore infranto. Nessuno venne ad aiutarmi. Ma in fondo, era giusto così. Tutti i genitori usano la violenza per il bene dei figli! Non è vero? Sono io quella sbagliata.

Ancora oggi, NUTRO DI NASCOSTO quel segno. Non era un capriccio adolescenziale, ma era la mia strada, la mia passione. Ho dovuto reprimere anche questa mia propensione per compiacere gli altri. Che stupida che sono!

Tornando al presente. Lo psicoterapeuta mi ha detto che dovrò affrontare lo specchio. Il compito che mi ha assegnato questa settimana è di mettermi davanti ad esso ed elencare, guardandomi intensamente negli occhi e adottando il criterio della sincerità, tutte le mie paure, le mie emozioni e il mio stato d’animo. Ovviamente non lo farò, mi sento una stupida solo a pensarci. Davanti ad uno specchio a parlare da sola, o meglio, con il mio riflesso. NO, MAI! Non sono ancora completamente impazzita.

Mi ha elencato una serie di domande da farmi, ad esempio: Cosa mi rende davvero felice? Cosa mi manca? Quali sono le emozioni che ho avvertito durante la giornata, e così via! Praticamente dovrei sfogarmi, dovrei abbandonare ed esprimere tutto il dolore che ho dentro e che mi soffoca. Ma io sto bene.

Mi ha posto delle domande sulla mia famiglia e sulla mia infanzia, in modo particolare, il rapporto con mia madre. Che dire! Ho avuto un’infanzia normale e abbastanza tranquilla, con genitori normali. La classica famiglia. A scuola tutto regolare, a volte qualche battuta poco carina nei miei confronti, ma niente di grave. Io sto bene, è il mio corpo sbagliato.


Ti allego qui, la chat con la mia migliore amica Anna ,sempre consigliato dallo psicoterapeuta. Lo so che sei curios*. Certo che il motto: chi si fa gli affari propri campa 100 anni, nessuno lo segue 😉 Scherzo ovviamente. Ti auguro un felice viaggio negli affari miei.;)

LA SENSAZIONE DI SOLITUDINE E' LOGORANTE E ATROCE.
A VOLTE, MI SENTO SOLA E FUORILUOGO, COME UNA ROSA SUI BINARI, LONTANA DAL SUO AMATO PRATO.

SECONDO GIORNO NELLA CLINICA

DATA: 18/07/2013 ORA LOCALE: 11:07

Oggi, lo psicoterapeuta mi ha sottoposta ad uno strano gioco. Mi sono sdraiata sul lettino e mi ha chiesto di urlare, sempre più forte, fin quando la mia voce non si spezzasse per riprendere fiato. All’inizio mi sono opposta. Mi vergognavo di urlare, senza motivo davanti a lui. Successivamente però, mi sono ricordata la promessa che ho fatto ad Anna.

Così, Ho chiuso gli occhi, ho fatto un respiro profondo e ho urlato, fino a perdere il fiato. Ad un tratto, sono scoppiata a piangere, non riuscivo più ad avere il controllo del mio corpo. Volevo smetterla immediatamente di piangere, ma sentivo di non volerlo veramente. Avvertivo la strana ma meravigliosa sensazione che quel pianto mi stesse facendo bene all’anima.

Oramai non sapevo più che sapore avessero le mie lacrime. In molte circostanze, avrei voluto piangere, ma non ci riuscivo, non ne ero più capace. A volte, mi forzavo di piangere con scarso successo. Credo di aver sempre trattenuto le lacrime, per timore di sembrare debole e vulnerabile agli occhi degli altri. Che stupida che sono! Da piccola ho dovuto essere forte e difendermi da sola dalle ingiustizie e dalle cattiverie del mondo, soprattutto, dovevo difendermi da coloro che, in realtà, avrebbero dovuta proteggermi: i miei genitori.

E’ stato un pianto liberatorio, come se una parte di me non desiderasse altro. Lo psicoterapeuta mi incoraggiava a buttare giù tutte quelle lacrime, a urlare e a sfogarmi, dicendomi che mi sarei sentita meglio. NON PENSAVO MAI DI DIRLO, MA LO PSICOTERAPEUTA AVEVA RAGIONE. Anna, come sempre non sbaglia mai. Adesso ho capito: Lui è lì, per aiutarmi.

Ha cominciato a pormi delle domande, le stesse della settimana scorsa. Io, PURTROPPO, ho una grande difficoltà a fidarmi della gente; non riesco ad esprimere le mie emozioni e se lo faccio, sbaglio modo. Idealizzo troppo gli altri e ho la costante paura di essere abbandonata e ferita di nuovo. Per me è difficile trasmettere quello che ho dentro, l’uragano di emozioni che mi travolge, perché ho timore di essere giudicata e ferita. Non potrei sopportare l’ennesimo tradimento, soprattutto da chi amo.

Avevo il dolce istinto di mentire, dirgli che sono cresciuta in una famiglia amorevole e rispettata da tutti. Volevo dipingermi ai suoi occhi come la bambina prodigio che tutti amavano e adoravano. Dirgli che i miei compagni di scuola mi voleva bene e mi ammiravano; che i miei genitori mi hanno sempre sostenuta e accettata per quella che sono; volevo dirgli, soprattutto, che la mia mamma mi ha sempre protetta e amata incondizionatamente.

Ma devo smetterla di mentire, soprattutto a me stessa. Non è facile accettare la realtà, perché non vogliamo ammettere di aver fallito, di aver perduto. Preferiamo una seducente bugia alla cruda verità. Ma questo inutile gioco non mi diverte più. Così ho deciso di porre fine alle mie menzogne e di accettare la realtà. Anche se fa male.


Ho realizzato solo ora, che questo è il primo passo per iniziare ad amare me stessa. Devo essere sincera, soprattutto con me, solo così potrò finalmente compiere un passo verso la vera Giulia.


In quella stanza, cupa e asettica, c’ero solo io e me stessa. Lo psicoterapeuta, ad un tratto, aveva adagiato difronte al mio viso, lo specchio. Egli aveva intuito che io non avessi fatto l’esercizio che mi aveva assegnato la scorsa settimana. Dio, che vergogna! Sembrava di essere tornata a scuola, quando la maestra mi interrogava e mi trovava impreparata. Ecco, quella era la sensazione.

Mi guardai intensamente negli occhi. Non avevo mai notato il colore così nero e intenso dei miei occhi, ho evitato di guardare il resto del mio corpo, non mi sento ancora pronta. Effettivamente, non mi sono mai guardata davvero.

Dopo aver stabilito il contatto con me stessa ho iniziato a raccontare. Ero una bambina solare ed energica, uno spirito libero. Mio nonno mi chiamava selvaggia, perché non riuscivo mai a stare ferma e composta. Mi intromettevo negli affari dei grandi e amavo giocare alla maestra con mia sorella minore. Poi ho scoperto la passione per il calcio. Passavo intere giornate a creare palle di carte e a esercitarmi nel rovescio. Ho impiegato 5 mesi per eseguirlo correttamente. Ero soddisfatta di me. Mi piaceva cantare e andare a cavallo; mettermi sulle ginocchia della mia nonnina e ascoltare le sue storie, quanta saggezza c’era all’interno dei suoi racconti.

Ero una bambina come tutte le altre che desiderava ardentemente di essere amata e accettata dalla sua famiglia. Ma, come tutte le famiglie non sono perfette, non lo era nemmeno la mia. Mio padre beveva, sempre. Era un uomo insensibile e violento. Violento con mia madre. La picchiava e la insultava. Un giorno, le face urtare la testa violentemente contro il muro, facendola svenire. Mia MADRE ERA UNA DONNA ESILE E fragile, lavorava come badante e cercava di non farci mancare nulla economicamente a me e a mia sorella.

Ma, nonostante i suoi sforzi, non è riuscita a sostenere il peso, non è riuscita a difendersi e difendermi da quel bruto. Ricordo i suoi occhi vitrei e spenti. A volte, mi ostino a cercare dei momenti belli vissuti con mia madre. Ma ogni mio sforzo è vano. Non voglio ancora ammettere a me stessa che quei momenti non esistono. Non riesco a ricordare un suo abbraccio o una sua carezza; il bacio della buonanotte , il suo sostegno e calore materno. Non riusciva a regalare alle sue figlie il bene più prezioso: l’amore.

Io la odiavo per questo. Ma solo ora ho capito che lei era una vittima come me e mia sorella, vittima di quel tiranno, vittima di un amore tossico. Le volevo bene, nonostante la odiassi. Ma adesso capisco che non odiavo lei, ma odiavo me, mi odiavo per non averla difesa da quel mostro di mio padre, mi odiavo per non aver fatto abbastanza.

Mi manca davvero tanto, anche se faccio fatica ad ammetterlo. Avrei voluto dirgli: ti voglio bene, MA non ci sono mai riuscita, perché la odiavo. Mi aveva tolto l’amore materno, quell’amore che tanto desideravo. Ho soffocato me stessa, per poterle piacere. Pensavo che lei mi odiasse, perché per colpa mia aveva sposato mi padre.

Avevo solo 6 anni e mi sentivo responsabile della sua sofferenza. Ho soffocato la mia vivacità, la mia ribellione, le mie passioni e sono diventata come lei voleva, brava ed educata, ma soprattutto magra. Io ho sempre adorato mangiare, ma lei mi prendeva in giro dicendomi che ero grassa e brutta, nessun ragazzo mi avrebbe voluta. A me poco importava dei ragazzi, io volevo piacere a lei. Volevo che fosse orgogliosa di me. Così mi privai anche del cibo. Pensavo che in questo modo lei mi avrebbe amata. Che scema che sono! Tutti i miei tentativi per ricevere il suo amore, furono inutile. Si è suicidata quando avevo 7 anni.

La signora che è in camera con me, mi ricorda lei. Adesso capisco perché mi fa paura, perché i suoi occhi vuoti, mi ricordano gli occhi spenti e privi di emozione di mia madre. Riportano in superficie le mie atroci cicatrici del passato. La cicatrice più profonda che custodisco dentro di me, non è visibile. A volte, le ferite più dolorose non si possono scorgere ad occhio nudo. Le cicatrici più laceranti sono quelle che ognuno di noi ha dentro di sé. Nel mio caso, LA ferita più lancinante, la cicatrice che mi aveva uccisa, era causata dalla mancanza di amore e protezione di mia madre.

Mi sono sentita responsabile anche della sua morte. Pensavo si fosse uccisa per colpa mia, perché aveva una figlia indegna, grassa e stupida. Così, ho iniziato a chiudermi in me stessa, diventando sempre più schiva e diffidente. Sono cresciuta in fretta. Adesso, non dovevo proteggere solo me da quel mostro ma anche mia sorella minore.

CERCAVO L’AMORE IN CHIUNQUE. Ero assetta di affetto, ma al contempo, sapevo di non meritarlo, perché troppo stupida e grassa. Le mie relazioni sono sempre state turbolente e con rotture e riprese continue. Ricordo il mio primo amore, Luca. Lui era buono e sempre presente. Ma a me non bastava, io volevo di più. Non mi sentivo completamente amata.

Mia madre aveva RAGIONE, NESSUN UOMO MI AVREBBE AMATA SE NON DIMAGRIVO. Ho iniziato a privarmi del cibo, fin quando sono arrivata al punto di odiarlo e guardarlo con occhi di disgusto e ripugnanza. Non riuscivo più a sentire i sapori e gli odori mi procuravano nausea. Pensai che dimagrendo, IL MIO EX Luca, mi avrebbe amata; CHE Avrebbe smesso di guardare le altre e invece mi sbagliavo. Ho finito per rovinare e perdere non solo me stessa ma anche lui.

IL compito che lo psicoanalista mi ha assegnato oggi è di guardarmi allo specchio e abolire tutte le critiche e concentrarmi solo ed esclusivamente sui miei pregi. Lui sa che per me guardarmi allo specchio è difficile, perché pretende che io lo faccia? Poi, mi ricordo le parole di Anna, mi calmo, faccio un respiro profondo e inizio il compito, recuperando anche quello della scorsa settimana.

Mi guardo negli occhi, adesso posso scorgere tutta la sofferenza che per anni ho soffocato, che per anni non ho lasciato parlare. “Io posso farcela“, urlai a me stessa, è così attraversai con lo sguardo tutto il mio corpo. Dio! Come mi sono ridotta! Che fine ha fatto quella bambina sorridente e piana di vita? Non esiste più. Io l’ho soffocata. Per piacere a mia madre, io ho segregato, in un angolo sperduto della memoria, quell’innocente bambina, che cercava solo amore.

Sono felice, perché il compito sta funzionando e mi sento già meglio, mi sento connessa con la vera me. Allora proseguo, chiedendomi: Giulia, è davvero questa la donna che volevi diventare? O SEI diventata così per piacere agli altri? La risposta sincera che mi sono data, mi ha lasciata esterrefatta.

Non mi riconosco più, questa non sono io. Mi odio per quello che mi sto facendo ma è più forte di me, non riesco a smettere! Adesso, tu mi dirai che mangiare è la cosa più facile e naturale del mondo. Hai ragione! Ma per capirmi, devi viverlo. Io ho istaurato un rapporto malato e squilibrato con il cibo, una fobia. Ho paura di ingrassare, perché penso di non piacere più a nessuno. Ho la costante paura di deludere mia madre, di non essere accetta da lei.

L’esercizio, non pensavo di dirlo, ma mi sta davvero aiutando. Guardami negli occhi e dirmi tutto ciò che penso e che provo; che avevo paura di accettare; osservarmi sinceramente e affrontare la realtà, mi sta davvero aiutando ad amare me stessa e a ritrovare quella bambina spensierata e vitale che ho perduto. Provo una gioia immensa pensare che potrò riabbracciarmi. Ecco! E’ già un buon inizio, ormai non gioivo più. Mi sento meglio. Sono decisa a diventare la donna che ho sempre voluto essere, basta pensare e accontentare gli altri, a me chi ci pensa? Io, ci penso io.

Il dialogo con me stessa mi sta aiutando a capire chi sono e cosa davvero voglio. Farmi la guerra non serve a nulla, peggiorerei solo la situazione. Invece di odiarmi, devo imparare ad accettarmi e ad amarmi. Voglio Soffocare il giudizio degli altri in un cassetto, anche se è difficile, devo almeno provarci e riprendermi la bambina che ero e la donna che ho sempre voluto essere. Per trovare la soluzione ai miei problemi, non devo evitarli ma affrontarli.

Io diventerò una giocatrice di calcio. Devo fare quello che davvero sento. Devo essere quella che io voglio e non quella che vogliono gli altri. Per troppi anni ho rinnegato me stessa, dipingendomi una persona che non sono, solo per piacere alla società, per piacere a mia madre. Ora, basta. Riprendo in mano la mia vita, sono io la mia più importante alleata.

Adesso ti prego, non farmi anche tu la morale. La predica dei miei genitori mi è bastata. Sono una donna che ama giocare a calcio! Cosa c’è di strano?! Aboliamo questi stupidi stereotipi. Rinnega anche tu questi inutili luoghi comuni che la società impone e riprenditi te stess*. Il fatto che giochi a calcio non preclude la mia femminilità, non fa di me un maschiaccio. Questi sono Cliché ORMAI OBSOLETI, che riflettono l’immagine di una società imperfetta. Io scelgo me.

CHAT CON ANNA:

PER AMARE SE STESSI ,DEVI AVERE LA FORZA DI AMARTI E ACCETTARTI. LA VERA FORZA SEI TU.
UNITE! IO E ME STESSA. PER ESSERE PIU’ FORTE. PER ESSERE FELICE!

TERZO GIORNO NELLA CLINICA

DATA: 20/08/2013 ORA LOCALE: 10.45

LA VERA FORZA SEI TU! RICORDALO.

E’ passato oramai un mese dall’ultima volta che ti ho scritto. Mi sento debole e fiacca. Ho ricominciato pian piano a mangiare, ma non mi sento comunque bene, credo che il mio corpo stia rifiutando il cibo, non lo assimila più. Ma cosa mi sono fatta?! Cosa stavo cercando di ottenere!? Approvazione, si, ma da chi? Dagli altri? Da me stessa? Ecco, cosa mi ha portata tutto ciò. Ho anche diminuito le visite dallo psicoterapeuta, perché troppo debole fisicamente per continuare, ma non ho smesso con gli esercizi che mi ha assegnato.

Sono ancora disposta a tutto per ritrovare me stessa. Ieri sera, sono svenuta ben tre volte, per fortuna Laura, la mia compagna di stanza, mi ha aiutata e ha chiamato i soccorsi. Cosa c’è che non va in me? Dentro, ora sto bene, sto riuscendo a ricongiungermi con me stessa, mi sento diversa, mi sento finalmente felice e migliore, ma fisicamente sempre più debole. Non voglio morire, non ora! Non ora che sono riuscita a capire davvero chi sono e cosa desidero. Proprio adesso che le cicatrici dell’infanzia stanno guarendo.

Cara mamma, ovunque tu sia, io ti perdono, ti perdono per non avermi amata, ti perdono per non avermi difesa e protetta da quel mostro di mio padre che mi faceva, ogni sera, sempre più male, ti perdono per non esserti mai accorta che i miei occhi ti urlavano aiuto, ma soprattutto ti perdono per non aver mai capito che l’unica cosa che volevo era il tuo amore e che tu fossi orgogliosa di me. Lo faccio per me, lo faccio per vivere in pace con me stessa! Pensavo che il problema fossi io, che non meritavo l’amore dei miei genitori, l’amore di nessuno, perché ero una bambina cattiva. E invece, ora comprendo che la vittima ero proprio io. Non si educano i figli con l’umiliazione e la violenza. Mai! La violenza non può essere giustificata!

Mio padre non era solo violento con mia madre, ma anche con noi figlie. Ho subito da lui violenze di ogni tipo. Mi vergogno, come tutte le vittime di stupro, perché inconsciamente accuso me stessa. Io pensavo di meriarmelo, di meritarmi la violenza sessuale di mio padre, perché sono una donna. LUI ODIAVA LE DONNE, desiderava un figlio maschio e invece siamo nate io e mia sorella.

Una volta, ricordo ancora oggi, era tardi, la mia mamma era deceduta da pochi mesi, faceva freddo, era la vigilia di Natale. Come tutti gli anni, per tradizione, io e mia sorella mettevamo sotto l’albero un bicchiere di latte e biscotti per Babbo Natale. Quel natale era diverso però, avevo 7 anni e dopo aver messo il latte e i biscotti sotto l’albero, mio padre si chinò verso mia sorella di 4 anni e iniziò ad accarezzarle i cappelli, non mi piaceva come la guardava, era lo stesso sguardo perverso che nutriva nei miei confronti da molto tempo.

Non ricordo bene quando i soprusi siano iniziati, ero troppo piccola. Mia madre sapeva e non faceva nulla, forse per paura, forse perché le andava bene così. Mi prese per un braccio e mi chiuse nella stanza, per rimanere solo con lei. Provò a toccare anche lei, ma io mi opposi con forza. Uscii velocemente dalla stanza, spinsi mia sorella, facendola cadere a terra, per sottrarla dalle sue sudice mani e feci in modo che la sua ira la rigettasse su di me, non volevo che mia sorella subisse le stesse sevizie che subivo io. Mi picchiò brutalmente. Si sfilò la cinta dei pantaloni e mi percosse, sempre più forte. Io ricordo che mi ritrovai riversa a terra sanguinante, volevo piangere ma non ci riuscivo.

Ero diventata mia madre, una vittima che oramai non sentiva più nulla, quasi marmorea. Avrei voluto reagire, avrei voluto dirgli basta, ma non avevo le forze. Quella sera, una volta a letto, non riuscendo più a trattenere le lacrime, piansi, piansi a dirotto. Abbracciai forte forte il cuscino, immaginando fosse l’abbraccio di mia madre, e piansi, piansi tanto. Promisi a me stessa di non essere più debole, ma di chiudere in un cassetto le mie lacrime, le debolezze di una bambini di 7 anni e proteggere mia sorella minore da quel mostro, non mi importava se avesse fatto del male a me. Fu l’ultima volta che piansi.

Sono crescita con l’idea di essere sbagliata, destinata a vivere una vita vuota e inutile. Ceravano l’amore in qualsiasi persona e accettavo anche uomini violenti, perché era l’unica vita che conoscevo.

La mia anoressia era una punizione per me stessa. Volevo essere amata ed ero alla ricerca della mia identità e pensavo che dimagrendo, avrei acquisito più fiducia in me stessa, sarei stata accettata dagli altri e avrei trovato quell’amore che tanto ho desiderato. E invece, eccomi qui, in un letto di ospedale, agonizzante. Solo adesso capisco che già possedevo la cosa più bella del mondo: la vita. E ora che la rivoglio, nessuno può restituirmela.

Questa esperienza mi è servita, ho ritrovato la bambina che avevo dimenticato di essere, la bambina che con le treccine e il sorriso smagliante, girava felice e spensierata per casa, giocando contenta con la pallina di carta che aveva realizzato, orgogliosa del suo lavoro, la mostrava a sua madre che però non avvedendo tempo per lei, troppo indaffarata a difendersi da se stessa, era solo capace di insultarla e deriderla.

Se morirò, voglio che tu, tu che mi stai leggendo, viva anche per me. Ho intitolato questa guida, l’inutile guida, perché pensavo fosse solo l’ennesima perdita di tempo e invece mi sono ricreduta. Per intraprendere il viaggio alla riscoperta di se stessi, nulla è una perdita di tempo.

lo so che è difficile, ma devi pur iniziare. Le vittorie più belle arrivano dalle battaglie più difficili da vincere. Almeno tu, salvati in tempo.

Da questo percorso, ho imparato che non c’è soddisfazione più grande di guardarsi allo specchio è riconoscersi, fare amicizia con i proprio pregi ma soprattutto con i propri difetti.
Ti elargirò i piccoli segreti che ho imparato per amare se stessi :
Inizia, scrivendo un diario delle emozioni, scrivici su, tutto quello che provi, tutto ciò che senti, impara a comunicare con te stesso, non vivere e non cambiare per essere accettato dagli altri, tu sei splendid* così come sei.

Non fare la guerra a te stess*, non serve a nulla. Diventare nemici di se stessi, fidati di me, è una guerra persa, otterrai solo sconforto e infelicità. Se non accetti alcune parti del tuo corpo, chiediti: non piacciono a me o alla società? Diventa la persona che sei, diventa te stess*. Rispetta i tuoi limiti e i tuoi desideri. Ricorda: per piacere agli altri, devi prima piacere a te stess*.

Per imparare ad amarti, non limitarti a guardare solo i tuoi difetti, ma concentrati sui tuoi pregi, su quello che ti rende unic* e speciale. Tranquill*, primo o poi, arriverà quella persona che amerà i tuoi difetti, trasformandoli in pregi. Sviluppa il tuo potenziale, comprendi le tue inclinazioni e usale a tuo vantaggio. Non essere cattiv* con te stess*. Ringraziati ogni giorno per essere viv* e per essere divers*, originale. DIALOGA CON LE TUE EMOZIONI PER INIZIARE A CONOSCERE TE STESS*. Trova il lato positivo di ogni cosa, lamentarti non serve a nulla, c’è sempre una soluzione. Vivi nuove avventure, MA SOPRATTUTTO, coccolati. Sempre.

FIDATI DI ME.

Oscar Wilde ha ragione: amare se stessi è il primo passo per condurre una vita felice.

UN ANNO DOPO.….

Di ANGYY

CIAO LETTORI, NUTRO DA SEMPRE L'AMORE PER LA LETTURA E LA SCRITTURA. COSI' HO DECISO DI DEDICARMI ALLE MIE PASSIONI,UNENDOLE ALLA VOGLIA DI AIUTARE GLI ALTRI, CERCANDO DI DISPENSARE CONSIGLI SULLA BASE DEI MIEI STUDI PSICOLOGICI E SOCIOLOGICI.

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